Pagina:Tigre Reale.djvu/55

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che potessero amarsi; egli trovavasi quasi sempre più imbarazzato di lei, chè sentiva di essere ridicolo se non riusciva a mettersi all’unisono, e quelle volte ella lo impacciava, gli faceva un effetto singolare, gli rendeva difficile la sua parte; ella no, ella quando voleva avea sempre l’epigramma incisivo e pronto, qualche volta amaro. Gli diceva: — Ah! se fossi un uomo! Se fossi un uomo come credete che sarei? Povero Giorgio, non sarei certo come voi, veh! — La tosse spesso le soffocava il riso.

E tutto ad un tratto, dopo essere stata così carezzevole, diventava dispettosa ed inquieta, guardava lui di soppiatto e quasi con una espressione di rancore; avea delle irritazioni sorde e contenute, delle selvaggie aspirazioni verso non so che, e quando aggrottava le ciglia il suo occhio diventava cattivo.


Una sera, in una festa da ballo, colle guance leggermente incarnate e gli occhi sfavillanti, re-