Pagina:Tigre Reale.djvu/64

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e che sembravano scorrere sul marmo, dovevano molto costare a quel carattere di sasso. Egli le afferrò la mano con impeto e domandò con voce tremante:

—Che avete?

Nata si voltò come una leonessa ferita; mosse le labbra due o tre volte senza dir nulla e si svincolò vivamente dalle mani di lui. Poscia bruscamente spalancò l’invetriata ed uscì in giardino a capo scoperto nella notte fredda e bianca di luna; e siccome Giorgio, senza saper quel che si facesse, senza sapere che pensare di quella strana creatura, tentava trattenerla:

—Non volete? diss’ella continuando ad andare. Avea la voce leggermente rauca, con un tono di sarcasmo quasi amaro.

—Non voglio che vi uccidiate!

Ella si fermò di botto e gli lanciò un’occhiata dura e scintillante:

—Che importa a voi?

—Non mi credete vostro amico?» balbettò Giorgio.