Pagina:Tigre Reale.djvu/81

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con un mal celato dispetto, e volle andarsene; avea la voce leggermente velata. Giorgio l’aiutava a mettere il cappuccio nel fondo del palchetto; ella lasciava fare e lì, nella semi oscurità, ritta e palpitante, gli afferrò all’improvviso le tempie, e pallida, seria, risoluta, coll’occhio luccicante, senza dire una parola, gli appoggiò lungamente sulle labbra le labbra umide e calde.

Giorgio l’abbracciò quasi fuori di sè; ella gli appoggiò le mani sul petto, e s’irrigidì, coll’occhio sbarrato in quello di lui, senza vederlo; poi si svincolò dolcemente, ed uscì dal palchetto. Ei la seguiva barcollando, sbalordito, soffocato dalla violenza di quella passione che irrompeva ad un tratto come una tempesta. Nata attraversò il vestibolo a passi affrettati e chiusa nel suo mantello. Lungo tutta la via non aprì bocca, si tenne rincantucciata nell’angolo della carrozza, al buio, stringendosi nelle vesti, e quando i fanali delle cantonate mettevano un raggio guizzante di luce nel fondo della carrozza, Giorgio sorprendeva quegli occhi lucenti, fissi su di lui, con un che d’impla-