Pagina:Tigre Reale.djvu/98

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ciali, in quella gran camera debolmente illuminata, quella donna vestita di bianco, col viso abbattuto e giulivo, e quei baffi biondi messi lì vicino, con quel vagito sottile che si udiva, e quella mano candida come cera che si posava su quella giubba nera, visti da quella sala riboccante di luce e affollata di signore eleganti, coperte di trine, scintillanti di gemme e colle spalle nude, e di giubbe nere che ronzavano e s’aggruppavano come mosconi in un meriggio d’estate «facevano un effetto singolare», diceva Crespi. — In parola d’onore, quando avrò moglie e figliuoli, come dice Giorgio, voglio mettere tanto di catenaccio alla porta di casa! borbottò cavando finalmente le mani di tasca.

Gli uomini, almeno quelli che non avevano a chi fare la corte, a poco a poco s’erano ridotti nel gabinetto di Giorgio, a fumare e a ciarlare di donne e di politica. Falchi aveva comperato una bellissima pariglia e ve la fece entrare a rimorchio delle voci di guerra, delle rimonte della cavalleria, e delle spese enormi che sostiene lo