Pagina:Tilgher - Il caso, 1939.djvu/11

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e non B o C o D. Rimarrebbe inesplicato perché c’è una causa universale anzichè più cause o infinite cause. Rimarrebbe inesplicato, infine, perchè c’è qualcosa anziché il Nulla. Una volta messa in movimento la macchina della spiegazione causale, essa non si ferma più. L’intelletto non è soddisfatto se non riduce interamente il molto all’Uno, il vario all’identico. Ma se per ipotesi riuscisse a ridurre interamente il molto all’Uno (cosa impossibile), rimarrebbe insoddisfatto ugualmente, perchè sarebbe forzato a domandarsi perchè c’è l’Uno piuttosto che il Nulla. Nuova prova che il caso è nel nostro conoscere una quantità fissa che si può o spicciolare in frammenti nelle singole catene causali o ammassare in un sol colpo, ma che in nessun modo si riesce a eliminare.

In conclusione, dal punto di vista del pensiero che pensa per cause ogni evento appare e deve apparire come contingente, perchè ogni evento appare e deve apparire come un effetto che non si riduce interamente alle sue cause ma le deborda. Ci sono però eventi in cui questo debordare dell’effetto (di ogni effetto) dalle sue cause è più visibile che in altri: e tali sono gli eventi che, mentre si ha coscienza che sono prodotti da un mero determinismo causale, hanno l’aria di essere stati voluti per un fine. Esempio: scendendo di casa per andare in cerca del medico che abita lontano m’imbatto in lui mentre contro ogni sua abitudine passa dinanzi a casa mia. L’evento ha l’apparenza di essere stato voluto da qualcuno, mentre io ho coscienza che esso è un puro effetto di una cieca concatenazione delle cause, senza che questa mirasse a nessun fine. È dinanzi a tali eventi che lo spirito ha la prima impressione del caso. Qui è il lato giusto della teoria che definisce il caso come un determinismo che ha l’aria di essere una teleologia (Aristotele, Bergson).

Bisogna dire, invece, che se un evento del genere sembra casuale non è perchè sembri voluto mentre non lo è, ma perchè la sua apparente teleologia rende immediatamente visibile che in esso in quanto effetto c’è qualcosa che deborda dalle sue cause, e questo qualcosa qui è la sua apparenza finalistica. Che questi eventi siano i primi a contatto dei quali si genera nello spirito