Pagina:Tilgher - Il caso, 1939.djvu/4

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Fu per questo scopo che il grande filosofo Carlo Renouvier scrisse un romanzo dal titolo Ucronia. Ucronia è una storia che non è accaduta in nessun tempo, una storia immaginaria, come Utopia è un paese immaginario che non è in nessun luogo. Ma la parola e il romanzo Ucronia non hanno avuto la fortuna che hanno avuta il romanzo e la parola Utopia di Tommaso Moro, e l’avrebbero meritata. Come dice Renouvier, Ucronia è «la storia della civiltà europea, quale non è stata e quale avrebbe potuto essere; una storia immaginaria, destinata a porre come una verità filosofica e di coscienza, più alta della stessa storia, la reale possibilità che il seguito degli avvenimenti, dall’imperatore Nerva all’imperatore Carlomagno, fosse stato radicalmente differente da quello che è stato di fatto». La fantasia di Renouvier, oltre allo scopo di opporre un ideale di civiltà a un altro, una civiltà basata sulla ragione alla civiltà basata sul sentimento religioso, quale prevalse nel Medio Evo, ha uno scopo più profondo: quello di distruggere, non solo astrattamente, in sede di pura teoria, ma concretamente, per virtù di esempio, la concezione fatalistica della Storia come processo che non avrebbe potuto in nessun modo essere diverso da quello che fu, facendo toccar con mano che un decorso degli avvenimenti dal secondo al nono secolo dopo Cristo diverso da quello che realmente si svolse è perfettamente pensabile, senza nessunissima contraddizione logica.

Certo, a una considerazione più profonda, ogni avvenimento, qualunque esso sia, si rivela in qualche grado o misura colpito di accidentalità e di contingenza. Ma ci sono avvenimenti (come quelli su enumerati per via di esempio), in cui la parte del caso è più appariscente e vistosa e salta agli occhi più prevenuti: e sono quegli avvenimenti ai quali, come a chiodi, si appendono lunghe catene di altri avvenimenti, che senza quel chiodo cascherebbero nel baratro del nulla. Di fronte a tali avvenimenti è bene che lo storico si ponga il problema del se.

Lo storico, in genere, è troppo incline a pensare che solo ciò che è accaduto poteva accadere, che ciò che non fu non poteva assolutamente essere.