Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/108

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

prima 59

lo storico Diodoro: Literis vero, et in primis naturae ac rerum divinarum perscrutationi plurimum studi impenderunt. Il qual detto, benchè breve sia e conciso, ogni sorte di scienze veggiam nondimeno che abbraccia, e in ogni scienza egregiamente versati ci rappresenta gli Etruschi. E in fatti noi leggiamo in Livio, che a’ primi tempi di Roma solevano i romani giovani nelle etrusche lettere esser ammaestrati, come a’ più recenti tempi nelle greche: Auctores habeo romanos pueros, sicut nunc graecis, ita tunc etruscis literis erudiri solitos (Dec. 1, l. 9). E Dionigi d’Alicarnasso racconta che Demarato greco1 fece nelle greche egualmente che nelle etrusche lettere i figliuoli suoi istruire (Antiq. Rom. l. 3): il che ne dà indizio che uomini scienziati e colti fosser comunemente creduti gli Etruschi, perchè onorevole ed util cosa si riputasse l’essere nella lingua e nelle scienze loro ammaestrato. Ma conviene entrar più addentro in tale materia, e degli studi loro favellare distintamente.


contesa tra il Bruckero e il Lampredi intorno alla filosofia degli etruschi. XIX. Una letteraria contesa si è in questi ultimi anni eccitata intorno alla filosofia degli Etruschi. Il ch. Bruckero nella sua Storia Critica della Filosofia, esaminando i sentimenti che intorno all’essere ed agli attributi di Dio sostenevano i filosofi etruschi, avea asserito (t. 1,

  1. Demarato era natio di Corinto, e venne a stabilirsi nell’Etruria ove ebbe due figli, Aronte e Lucumone. Il primo morì in età giovanile; il secondo, chiamato poscia Tarquinio, e soprannomato Prisco, giunse ad essere re di Roma.