Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/110

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accordare in ciò che spetta all’Esser Divino, ma per niun modo in ciò che alla cosmogonia ossia alla generazione del mondo si appartiene; e a provarlo recò l’autorità di Laerzio, presso il quale Zenone, capo e fondator degli Stoici, così ragiona, secondo la traduzione dello stesso Lampredi: Iddio adunque essendo nel principio appresso di se medesimo, converse tutta la sostanza (preesistente) che era per aria (cioè nel voto), la converse, dico, in acqua; e siccome nel feto si contiene il seme, così egli essendo la ragion seminale del mondo, lasciò tal seme nell’umido, il qual somministrasse la materia alla futura generazion delle cose. Di poi generò primieramente i quattro elementi, il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra. Dalle quali parole conchiuse il Lampredi, che intorno alla generazione delle cose troppo notabile era la diversità che passava tra l’opinione degli Stoici, e quella degli Etruschi. Tardi giunse al Bruckero la notizia di tal libro, ma giunse appunto mentre stava componendo l’appendice alla sua Storia, che fu poi pubblicata l’anno 1767; e benchè egli dica di aver lette ad animo tranquillo e posato le cose dal Lampredi oppostegli, quod facile et frigido quidem sensu ferimus (pag. 183), par nondimeno che ne fosse egli punto alquanto ed offeso. Ma s’io debbo parlare sinceramente, a me sembra che il Bruckero, uomo per altro dottissimo, non abbia alle ragioni del Lampredi soddisfatto felicemente; e due cose singolarmente son degne di osservazione. Avea prima il Bruckero allegato egli stesso in suo favore il testo dell’anonimo etrusco presso Suida; ma