Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/115

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66 parte

dagli Etruschi facevasi, dovea necessariamente condurgli allo studio di quelle parti che attentamente disaminavano, e renderli nell’anatomia profondamente versati. Questa non è che semplice conghiettura, appoggiata però, come ognun vede, a buon fondamento. Argomenti ancor più sicuri noi abbiamo del valor loro nella medicina. Celebre per l’origine de’ rimedii chiama Marziano Capella l’Etruria (De. nupt. Phil. et Merc. l. 6): Etruria regio ... remediorum origine ... celebrata. E facilmente si vede qual occasione avessero gli Etruschi di esercitarsi in quest’arte. Abbonda quella provincia di terme, le cui acque a varii usi di medicina giovano maravigliosamente. Anche Dionigi Alicarnasseo e Strabone ne fan menzione (Dion. Antiq. Rom. l. 1. Strab. l. 5). Or ciò dovette probabilmente risvegliar l’animo degli Etruschi a investigarne la qualità e gli effetti, e quindi ad usarne colle opportune leggi a giovamento degl’infermi. Il Lampredi a provare che così fu veramente, seguendo il Dempstero (Etrur. reg. l. 1, c. 13), mentova l’Aquilege etrusco, di cui, egli dice, tanti antichi fanno menzione. Ma io temo che questa volta egli siasi troppo affidato all’autorità del Dempstero. Crede egli che impiego dell’Aquilege fosse l’esaminare la natura de’ bagni, prescrivere il modo di usarne, ed osservare ove più utilmente si avessero a collocare. Ma egli è certo che esaminando i passi di Cassiodoro (l. 3. Var. Epist. 53), di Plinio il giovane il giovane (l. 2, ep. 46), e il vecchio (Hist. nat. lib. 26, c. 6), chiaramente raccogliesi che l’Aquilege era quegli che indagava i terreni da’ quali potesse