Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/117

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68 parte

secondo Diodoro Siculo, che da lor prese il nome: Tubam primi invenerunt bello admodum utilem, et ab illis thyrrenam appellatam (l. 5, c. 9): il che da Ateneo e da Polluce (Athen. Deipnos. l. 4 Poll. Onom. l. 4, c. 11) vien confermato; anzi che ogni sorta di musicali strumenti fosse tra essi conosciuta ed usata, chiaro si rende dalle urne e da altri antichi lor monumenti1, in cui i sacrificii e le feste veggonsi accompagnate dal suono di diversi strumenti, alcuni de’ quali ancora, come osserva il Buonarroti (Supplem. ad Dempst. p. 68), non si veggono mai ne’ monumenti di altre nazioni2. Agli abitanti di una delle loro città, cioè di Bolsena, attribuisce Plinio la lode di aver ritrovato l’uso de’ molini moventisi a mano: Molas versatiles Volsiniis inventas (Hist. nat. l. 36, c. 18). La nautica ancora, in cui ne’ tempi più addietro possenti furon gli Etruschi, nuova perfezione ebbe da essi, e nuovi

  1. Intorno alla musica degli Etruschi si può leggere un’erudita Dissertazione del celebre antiquario Passeri poc’anzi da noi lodato (Picturae Etrusc. in Vasc. vol. II. p. lxxiii, ec.).
  2. Il sig. Landi nelle note aggiunte al suo Compendio della mia Storia osserva (t. 1, p. 332) che il trovarsi scolpiti ne’ vasi etruschi i musicali strumenti, prova che essi ne usavano, non che ne fossero gl’inventori. Nè io ho argomentato così, come ognun può vedere; ma dalle sculture loro io ho solo inferito che ogni sorta di musicali strumenti era tra essi conosciuta ed usata. Poco appresso ei muove qualche dubbio su ciò ch’io ho detto delle invenzioni nautiche degli Etruschi; ma non parmi che ei rechi ragione alcuna per dubitarne.