Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/128

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prima 79

così conchiudono: Noi non possiam a men di non credere che i caratteri alfabetici, i quali ci son rappresentati in alcune iscrizioni etrusche, sieno i più antichi che al presente trovinsi al mondo.... Diversi monumenti letterarii etruschi posson gareggiare d’antichità con tutti quelli di tal genere, che attualmente esistono, senza pure eccettuare quelli di Egitto, che finora sonosi considerati come i più antichi di tutti (t. 14. p. 246, 247, edit. Amsterd. 1753). Così essi hanno la gloria degli Etruschi portata a tal segno, a cui niuno tra gli Italiani osò mai di sollevarla. Basta leggere tutto ciò ch’essi a quel luogo dicono di questa illustre nazione, per vedere quanto altamente sentissero dell’ingegno, del valor loro, e della loro letteratura d’ogni maniera; e per intendere che se è sembrato che gl’Italiani volessero oltre il dovere innalzare questi loro antenati, non son mancati eruditissimi uomini tra le straniere nazioni, a’ quali è paruto che di soverchia modestia dovesser gl’Italiani esser ripresi, anzi che di soverchio desiderio di lode.


Decadenza e rovina della loro nazione.

XXXII. Ma questa sì illustre nazione subì anch’essa la comun sorte d’Italia, anzi del mondo. Dopo essere stata e nelle lettere e ne’ sacri riti per lungo tempo maestra a’ Romani, fu costretta a divenir lor serva. Il dominio di essa s’indebolì, si ristrinse, e finalmente verso il fine del quinto secol di Roma cadde sotto il potere dell’ambiziosa rivale. Col perire del lor potere parve che perissero ancora le arti e gli studi loro; e che col dominio il sapere ancor degli Etruschi passasse a’ Romani. Ma