Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/145

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96 parte

de’ quali si fa menzione negli antichi scrittori. Anzi lo studio della filosofia pittagorica non si ristette fra gli uomini. Le donne ancora cominciarono fin da quel tempo in Italia a voler sapere di filosofia, e alcune ne nomina il citato Fabricio (ib. p. 514), delle quali ancora si può vedere il Menagio nella sua Storia delle Donne Filosofanti. Altri ampii catalogi di Pittagorici italiani si possono vedere nella Biblioteca Siciliana del canonico Mongitore, nella Lucania dell’Antonini, nella Biblioteca Calabrese del Zavarroni, e in altre opere somiglianti; in alcune però delle quali io avrei voluto che gli autori per desiderio di stendere co’ catalogi de’ loro scrittori le glorie della lor patria, molti non ne avessero annoverati che da altre provincie con più ragione si voglion loro.


Discepoli più illustri di Pittagora. IX. Ma di quelli almeno che nel tenere pubblica scuola di filosofia successori furono al loro illustre maestro, vuolsi parlare con qualche maggior diligenza. Il diligente Bruckero il nome di tutti, e l’età a cui vissero, ha laboriosamente raccolto (loc. cit. p. 1101, ec.), come pure le sentenze e le opinioni loro, e in quali cose consentissero a Pittagora, in quali altre da lui discordassero. I più illustri tra essi furono Empedocle d’Agrigento ossia Girgenti in Sicilia, intorno al quale leggesi una erudita dissertazione del signor Bonamy nel tom. x delle Memorie dell’Accademia delle Iscrizioni, che si può consultare da chi brami di questo illustre filosofo più copiose notizie. Abbiamo nelle memorie della stessa Accademia una dissertazione di m. Freret (t. 18, p. 101), in cui pretende