Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/171

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122 parte

in velocità. Quindi se una macchina pone l’uomo in istato di far egli solo ciò che cento colle naturali lor forze avrebbon fatto, egli il farà cento volte più lentamente. Quindi secondo questo principio avrebbe Archimede abbisognato di tempo troppo notabile per far avanzare sensibilmente peso sì enorme. Io non voglio contrastar col Montucla su questi principii. Ma essi non provano, se non che di molto tempo abbisognò Archimede per trarre in mare quella sterminata mole. Ma dice egli forse Ateneo, che Archimede il facesse in un batter d’occhio? Così pare che abbia inteso il Montucla; ma leggasi il racconto di Ateneo, e si vedrà che di tale prestezza egli non fa motto. Se altri a render più mirabile il racconto ve l’hanno aggiunta, contro essi si rivolga il Montucla; ma non rigetti la narrazion di Ateneo per una circostanza che in lui non si trova. Anzi ove abbiam veduto dirsi nell’arrecato racconto, che Archimede la trasse in mare con pochi strumenti, altri leggono, come avverte lo stesso co. Mazzucchelli, con pochi servi; il che toglie una delle difficoltà dal Montucla addotte, cioè che troppo difficilmente potesse ciò fare il solo Archimede. Egli è vero che Ateneo è il solo tra gli antichi scrittori che di questa nave ci abbia lasciata memoria; ma riflettasi che egli non ne fa la descrizione a capriccio, nè sì fonda su d’una incerta popolar tradizione, ma riferisce la descrizione fattane da Moschione: Cum de ea Moschion quidam librum ediderit, quem nuper attente et studiose legi: sic igitur Moschion scribit. Riflettasi che antico scrittore