Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/183

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134 parte


di queste provincie d’Italia noi veggiam nominati, ma de’ quali altro non sappiamo che il nome loro, e di quei popoli a cui formaron le leggi. Tali sono Andromada da Reggio, legislatore de’ Calcidesi, Elicaone, Teeteto e Pitio degli abitanti di Reggio, Onomacrito Locrese de’ Cretesi, Protagora de’ Turii, Timarato de’ Locresi. I loro nomi, e le poche notizie che di essi e delle loro leggi ci sono rimaste, si posson vedere presso Giannalberto Fabricio, che tutto ciò che ad essi appartiene, coll’usata sua diligenza dagli antichi autori ha raccolto (Bib. Graec. l. 2, c. 14). Ma egli è omai tempo che a più lieti studi si faccia da noi passaggio, e si mostri quanto in questi ancora abbia l’Italia al giovamento delle altre nazioni contribuito.


Capo II.

Poesia, Eloquenza, Storia ed Arti liberali.


La Sicilia singolarmente fu abbondantissima di poeti. I. In questi ameni e dilettevoli studi i Siciliani singolarmente salirono a grande stima. Ebbe, è vero, la Magna Grecia ancora i suoi poeti; un Orfeo di Crotone1, a cui Suida attribuisce il poema che ancor ci rimane sopra gli Argonauti, che tra le opere supposte dell’antico celebre Orfeo si vede stampato (Fabric. Bibl. Graec. t. 1, p. 113); un Ibico di

  1. Di Orfeo, di Ibico e di Alessi fa menzione ancora la sopraccitata imperadrice Eudossia (l. c. pag. 320, 247, 60).