Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/184

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Reggio, di cui pure alcuni frammenti ci son rimasti (id. ib. p. 583); un Alessi di Turi, di cui dicesi che fino a 245 drammi scrivesse, e di cui Plutarco racconta che ne’ teatrali componimenti riportò vittoria sopra i suoi competitori, e che l’onore n’ebbe di solenne corona (id. ib. p. 536); ed altri somiglianti, de’ quali si posson vedere le biblioteche e gli scrittori più volte da noi citati “Alessi ebbe un figlio per nome Stefano, che fu egli pure scrittor di tragedie, secondo Suida. Ma ciò ch’è a lui più onorevole, si è che per detto dello stesso Suida, secondo l’edizion del Kustero, ei fu zio paterno di Menandro. Se dunque Alessi fu natío di Turi nella Magna Grecia, di Turi ancor fu natío il padre di Menandro, e quindi questa provincia può a ragione vantarsi di aver data, se non la nascita, almen l’origine a questo celebre comico greco. Fu anche un Senocrito da Locri, uno de’ più antichi scrittori di ditirambi (Fabric. Bibl. Graec. t.1, p. 199). E come le donne nella Magna Grecia appresero esse ancora assai presto a filosofare, secondo che nel Capo precedente si è accennato, così anche nella poesia vollero fin d’allora occuparsi: e ci è rimasta memoria di Teano da Locri (diversa da due filosofesse del medesimo nome, una moglie, l’altra figlia di Pittagora) che nella poesia melica e lirica esercitossi felicemente, e ch è perciò rammentata con lode nel suo Lessico da Suida, e da Eustazio ne’ suoi comenti sopra Omero (Iliad.l. 2); e di Nosside parimenti da Locri, di cui abbiamo alcuni epigrammi (Fabric. l. c. t.1, p. 588)„. Ma assai