Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/186

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non vi ha canto senza poesia, converrà dare il nome di poesia anche al Simbolo Niceno, e al Cantico che dicesi degli Angeli, e a que’ così mal tessuti mottetti che si odon pure cantare con sì amabile e varia armonia. Concederemo dunque all’ab. Quadrio che il canto pastorale fosse fin da’ più antichi tempi tra gli uomini usato; ma il negheremo della pastoral poesia, finchè egli più certo argomento non ne produca.


Chi ne fosse il primo inventore. III. Qualunque fosse l’origine di questo genere di poesia, di che diverse son le sentenze de’ diversi scrittori, pressochè tutti convengono, come di sopra accennammo, aver esso avuto cominciamento in Sicilia. Veggansi le Memorie dell’Accademia delle Iscrizioni (t. 5, p. 85), ove con molta autorità una tal gloria confermasi a’ Siciliani, e non della poesia solamente, ma de’ pastorali strumenti ancora, che il canto poetico accompagnano, si attribuisce lor l’invenzione. Vedesi ivi ancora (t. 6, p. 459) un’erudita dissertazione di m. Hardion, in cui diligentemente ricerca ciò che al pastor Dafni appartiene, il quale da molti per l’autorità di Diodoro Siculo ne vien creduto il primo autore. Ad altri nondimeno è sembrato che troppo sappia di favola ciò che intorno a Dafni ne racconta Diodoro, e vogliono anzi che Stesicoro fosse il primo ad usarne. Fu egli d’Imera in Sicilia. Vi ha chi il dice figliuol d’Esiodo. Osserva il Quadrio (t. 2, p. 49) che non par che ciò si convenga a’ tempi in cui questi due poeti fiorirono. Al contrario Enrico Dodwello (De Cyclis Graec. et Rom. Diss. 5, p. 230)