Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/188

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seconda 139

Stesicoro cioè di Fermatore del coro, mentre prima egli era chiamato Tisia, come Suida stesso e dopo lui il Quadrio affermano. In quanta stima egli fosse presso de’ suoi e de’ posteri tutti, chiaro argomento ne sono la bella statua che in Imera gli venne innalzata, di cui fa menzione Tullio (l. 2 in Verr. n. 35), il magnifico mausoleo che dicevasi, al riferir di Suida (lex. ad voc. Παντα ὀκπώ), essergli stato eretto in Catania, formato di otto colonne, e sopra otto scaglioni innalzato; e le lodi che a lui vengono date dallo stesso Tullio, da Orazio (l. 4, od. 9) e da Quintiliano (l. 10, c. 10); ma singolarmente da Dionigi Alicarnasseo, il qual non teme di antiporlo ancora a Pindaro e a Simonide. Vide etiam, dic’egli (De Priscis Scriptor. Censura c. 2), Stesichorum in utriusque virtutibus eorum, quos enumeravimus (cioè Simonide e Pindaro), florentem, quin etiam iis quibus illi carent, praeditum, rerum, inquam, quas tractandas sumpsit, amplitudine, in quibus morum et dignitatis personarum rationem habuit.


Frequente menzione che di esse si fa nelle lettere attribuite a Falaride. V. Se le lettere che sotto il nome di Falaride sono state più volte stampate, si dovessero credere legittime e scritte veramente da questo celebre tiranno di Agrigento, sarebbero esse una nuova e gloriosa testimonianza del valor di Stesicoro. Molte ve ne ha tra esse che o scritte sono a Stesicoro, o di lui fanno menzione; e in tutte veggiamo in quanto grande stima lo avesse Falaride, benchè avesse in lui trovato un implacabil nemico e un invincibile ostacolo a’ tirannici suoi disegni. Ma troppo