Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/254

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libro secondo 205

egli stesso, come tutti allora solevano, i proprii versi. Di lui raccontasi che essendoglisi pel frequente venir sul teatro offuscata la voce, chiestane licenza al popolo, trasse sulla scena un servo che accompagnato dal flauto cantasse i versi, a se riserbando il gesto e l’atteggiamento. Il che riuscigli più felicemente ancora di prima, poichè non era occupato e distratto dal maneggiar della voce. Di là si prese il costume che al gestire de’ comici da altri si canti, e ch’essi colla lor voce recitino i diverbii solamente ossia i dialogi. Intorno alle quali ultime parole, che non son certo chiare di troppo, puossi vedere un’erudita dissertazione di M. Du Clos Sull’Arte di dividere l’azion teatrale, e di porre in nota la declamazione che pretendesi essere stata in uso presso i Romani (Mem. de l’Acad. des Inscr. t.21, p. 191).


Di qual Grecia ei fosse natio. III. Ed ecco in brevi parole la storia dell’origine e de’ progressi del romano teatro. Ma del primo, per così dire, autore di esso convien dire qualche cosa più distintamente. Dicesi dalla più parte degli scrittori che Livio Andronico fosse greco di nascita, che Andronico fosse il solo vero suo nome, e che essendo schiavo di Livio Salinatore, i cui figliuoli istruiva, e da lui posto in libertà, per gratitudine al suo benefattore prendessene, come era ordinario costume, anche il nome, e fosse poi detto Livio Andronico. Ma queste asserzioni non sono senza qualche difficoltà, la qual per altro non so se da altri sia stata ancora osservata. Che Andronico fosse greco, facilmente il persuade lo stesso suo nome: lo