Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/338

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libro terzo 289

in età giovanile, come singolarmente raccogliesi da un epigramma di Domizio Marso:

Te quoque Virgilio comitem non aequa, Tibulle,
     Mors juvenem campos misit ad Elysios.

Ma gli autori sopracitati osservano che la parola giovane dee prendersi in più ampio senso, e che non toglie il credere che Tibullo giugnesse ancora oltre i quarant’anni. Quelle parole: Virgilio comitem mors misit ad Elysios sembrano indicar chiaramente che Tibullo morisse nell’anno stesso in cui Virgilio, cioè nel 735. Certo ciò non dovette accader molto dopo, poichè Ovidio, che era nato l’anno 710, si duole che la morte troppo immatura di Tibullo non aveagli permesso di stringere con lui amicizia:

 Nec avara Tibullo
Tempus amicitiae fata dedere meae.

L. 4 Trist. el. 10.

t Non curasi di ottenere il favore di Augusto. XI. Fu Albio Tibullo cavalier romano 5 ma dalle sue elegie, e dalla prima singolarmente, raccogliesi ch’egli era povero<ref>Alla povertà di Tibullo, ch’io ho qui asserita, si oppone il detto di Orazio, il quale nell’epistola da me a questo luogo citata dice a lui scrivendo, fra l’altre cose,

Dii tibi divitias dederant artemque fruendi.

Ma questa maniera di favellare ci fa nascer sospetto che Tibullo fosse bensì nato e vissuto per qualche tempo fra le ricchezze, ma poscia o per sua o per