Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/337

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288 parte terza

in tutto e svanì. Perciò lasciando in disparte le poesie di Cicerone, di lui ci ri serberemo a parlare quando dell’eloquenza dovrem tenere ragionamento, al qual luogo potrassi egli mostrare senza pericolo che alcun gli contrasti il primo onore, e frattanto ci volgeremo a favellare di tre poeti da’ quali la poesia latina fu alla maggior perfezione condotta, a cui ella arrivasse giammai.


Notizie di Tibullo. X. Parlo di Tibullo, di Orazio e di Virgilio, che vissuti al medesimo tempo furono i tre principali ornamenti del felice secol d’Augusto, e i tre migliori poeti, ardisco dirlo, che allora e poscia vivessero tra’ Latini. Per cominciar da Tibullo, assai scarse son le notizie che di lui ci sono rimaste. Se di lui fosse veramente quel verso che tra le sue poesie si legge (lib. 3, el. 5), in cui dice ch’ei nacque a quell’anno

Cum cecidit fato Consul uterque pari,

noi avremmo certa l’epoca del suo nascimento; perciocchè in questo verso chiaramente sono indicati i due consoli Irzio e Pansa, che l’anno 710 di Roma morirono nella guerra civile contro di M. Antonio. Ma il ch. Giovannantonio Volpi nella Vita di Tibullo premessa alla bella edizione da lui fattane in Padova l’anno 1749 reca più argomenti di Giuseppe Scaligero e di Giano Dousa a provare che quel verso non è di Tibullo, ma sì tolto da Ovidio, tra le cui opere veramente si trova; e che Tibullo nacque certamente assai prima. Anche l’epoca della sua morte è affatto incerta. Pare ch’egli morisse