Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/367

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PARTE TERZA seppe sì felicemente coltivare le scienze, fu buon poeta; e un poema fatto nel suo viaggio da Roma in Ispagna, e una sua tragedia in età giovanile composta rammenta Svetonio (in Jul. c. 56). Ma di questo grand’uomo avremo poscia a parlare più lungamente. Un C irnificio poeta, e una sua sorella di cui si dice leggersi tuli ora insigni epigrammi. si mentova nella Cronaca Eusebiana (ad Olymp. 184, un. ri). l)i Cassio Parmigiano parla con somma lode Orazio (l. 1.ep. 4)j e l’antico comentatore di questo poeta ne loda assai le Elegie e gli Epigrammi, e aggiugne che per ordin d’Augusto fu ucciso da Q. Varo, il quale trovato avendolo immerso ne’ suoi poetici studi, poichè l’ebbe ucciso, seco ne portò lo scrigno co’ libri; onde correva voce che la tragedia intitolata Tieste, che dicevasi composta da Varo, fosse veramente opera del Parmigiano Cassio. Questi è stato confuso dal Vossio con un altro Cassio di cui pure ragiona Orazio (l. 1 ,sat 10), poeta esso pure, ma celebre solo per la quantità prodigiosa di versi ch’ei componeva, e di cui dice esser comune opinione che fosse arso insiem con tutti i suoi versi. Questi è da lui detto Etrusco; e quindi parmi strano che il Vossio, il quale pure amendue i passi di Orazio e quello dell’antico comentatore al medesimo tempo ha recati, non abbia poi posto mente alla diversa patria che loro assegna, e alle diverse cose che di lor narra. Di questi e di altri Cassii si può vedere ciò che diffusamente disputa il Bayle (Dition. art. « Cassila »), e ciò che più brevemente insieme e