Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/368

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LIBRO TERZO 3 19 più chiaramente ne (dice il march. Maffei (Verona Illustr. part. 2, l. 1 (’). Di un Rabirio è fatta onorevol menzione da Ovidio: Magnique Rabirius oris. L. 4 » el. Ult. Ma valoroso poeta singolarmente esser dovea L. Giulio Calidio di cui così parla Cornelio Nipote (in Vit Attici): L. Julium Calidium, quem post Lucretii Catullique mortem multo elegantissimum poetam nostram tulisse aeatem, vere videor posse contendere. Vario ancora e Tucca, i due grandi amici di Virgilio e di Orazio, esser dovettero eccellenti poeti. Certo di Vario parla Orazio con grande elogio, singolarmente ove dice: Scriberis, Vario fortis et hostium Victor, Moeonio carminis aliti. L. 1 , od. 6. Emilio Macro, Veronese di patria, scrisse in versi dell’erbe, de’ velenosi serpenti e degli uccelli. Di lui parla Ovidio: Saepe suas volucres legit mihi grandior aevo; Quaeque nocet serpens, quae juvet berba, Macer. De Ponto l. 4, el. 10. Intorno a questo poeta più cose si posson vedere presso il march. Maffei (loc. cit.). Vuoisi (’) Intorno alla Vita e all" Opere di C. Cassio è stato pubblicato nel 1^79 in Parma un Saggio del dotto* Giuseppe bonvicini parmigiano.