Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/383

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334 PARTE TERZA allor nc contava? Molte ragioni a rigettare questa sentenza si arrecano dal Bayle, fra le quali 1* \ a a pni torte, a uno parere, si è, che se questo fosse stato il vero motivo dello sdegno di Augusto, non avrebbegli Ovidio rinfacciato in certa maniera sì spesso un tal delitto, nè tante volte avrebbe ei ripetuto che la sua disgrazia era stata l’aver veduta una colpa; che il suo esiglio era nato dall’aver egli usato degli occhi, e somiglianti altre espressioni, colle quali sarebbe sembrato ch’egli volesse rimproverare ad Augusto la sua infamia; il che non era certo buon mezzo ad ottenere, coni’ egli bramava , il suo ritorno. XXXVII. Il Bayle dopo aver rigettato tutte le opinioni finora addotte, e dopo aver confessato sinceramente eli’ è assai difficile il trovare una probabil ragione dell’esilio di Ovidio, si fa nondimeno a proporre qualche sua conghiettura; e potrebb’essere per avventura, egli dice, che Ovidio avesse sorpreso Augusto mentre in qualche segreta stanza piangeva sugli scoperti disordini della nipote, o mentre stava quistionando la nipote medesima per saper de’ delitti ond erà accusata, o mentre stava esaminando, o forse ancora ponendo alla tortura qualche confidente o qualche schiavo di Giulia per iscoprirne i reati; e che vedendosi sorpreso, e scoperti così da Ovidio i suoi disegni, sdegnatone il rilegasse. Ma converrebbe ben dire che Augusto fosse oltre modo collerico e risentito, se per sì lieve cagione avesse fin nella Scizia rilegato l’infelice poeta; nè mai si fosse lasciato piegare da lagrime c da pregliiere a