Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/428

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LIBRO TERZO che giugnesse a tal segno che un anno innanzi alla sua morte, essendo egli entrato in pien teatro ove sperava di ricevere applauso per una causa sostenuta il dì innanzi con felice esito, vi fosse da tutto il popolo ricevuto colle risa e colle fischiate (Cic. l. 8 ad Famil ep. a). IX. Morì Ortensio l’anno 703 mentre Cicerone tornava dalla Cilicia; ed egli prese da esso , f argomento dell1 esordio clic poi premise al suo libro de’ Celebri Oratori, col quale egli forma un# onorevole elogio del suo emulo insieme ed amico. Le Orazioni di Ortensio gli sopravvissero per alcun tempo, ma assai meno pregiate quando si ebbero sotto degli occhi, che non quando dalla voce e dal gesto di lui erano animate. Eius scripta, dice Quintiliano (l. 11, c. 3), tantum infra famam sunt, qui diu princeps ora forum, al ¡quando aermdus Ciceronis existimatus est, novissime, quod vixit, secundus, ut appareat, placuisse aliquid, eo dicente, quod legentes non invenimus. Ma un’altra memoria non men gloriosa lasciò di se medesimo Ortensio, che per alcun tempo ne tenne viva la fama, cioè una sua figlia detta essa pure Ortensia, degna erede della paterna eloquenza, per cui essa ancora salì a grandissimo onore. Questa, essendo stato da’ Triumviri imposto un grave tributo alle romane matrone, nè trovandosi alcuno che volesse prendere le lor difese, andò ella stessa coraggiosamente innanzi a’ Triumviri, e con tal eloquenza perorò per la causa comune, che ottenne che la maggior parte dell’imposto tributo loro si rimettesse (Quintil. l. 1, c, I; Valer. Max. l. 8, c. 3);