Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/482

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LIBRO TERZO 4^3 astronomia. Ma di ciò avrem di nuovo a parlare più sotto. Un’altra cosa ancora ci scuopre il genio grande e il sapere di Cesare} cioè l’esatta descrizione di tutto il Romano Impero, che per mezzo d’uomini periti ei volle che si facesse (V. Bergier Des Grands Chemins de l’Empire, l. 3, c. 4)- Anche allo studio della giurisprudenza era egli inclinato. Certo di lui narra Svetonio (c. 44) che avea in pensiero di dare una nuova forma al diritto civile, e dall’immensa e disperata moltitudine di leggi che allor vi erano, scegliere le migliori e le più necessarie , e ridurle a pochissimi libri. Da questo suo amor per le scienze nasceva il favore da lui prestato agli uomini dotti} e io penso che Cicerone al suo sapere dovesse singolarmente la bontà e l’onore con cui fu trattato da Cesare, il quale per altro sapeva di avere in lui, anche dopo il fine della guerra civile, un occulto e pericoloso nimico. Ma un Ì)iù splendido contrassegno del suo amore per le scienze egli diede, quando a tutti i medici e a tutti i professori delle arti liberali egli accordò il diritto e i privilegi della romana cittadinanza (Svet. c. 43). Che più? Anche a fare magnifiche collezioni di monumenti antichi e di libri d’ogni maniera ei rivolse il pensiero. Quanto alle antichità, narra di lui Svetonio (c. 47) Gemmas, toreumata, signa , tabulas operis antiqui semper animosissime comparasse. E per riguardo a’ libri, vedremo a suo tempo che il bel pensiero avea egli già formato di aprire a comune vantaggio una pubblica biblioteca. Ma questo e tanti altri magnifici suoi Tiraboschi, Voi /. 28