Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/483

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434 VARIE TERZA disegni interrotti furono dall’immatura morte; che per mano de’ congiurati incontrò l’anno di Roma 709. VI. De’ molti suoi libri i Commentarii soli ci son pervenuti; ma questi bastano a dimostrarci qual fosse la grazia, la nettezza, la forza dello stile di Cesare. Facile, chiaro, eloquente, usa di un’eleganza di scrivere tanto più ammirabile, quanto meno vedesi ricercata. Nelle varie edizioni che ne abbiamo, intorno alle quali si può vedere il Fabricio (Bibl. lat. l. 1, c. 10), si trovano comunemente otto libri della guerra Gallica, tre della Civile, e tre altri delle tre guerre d’Alessandria, d’Africa e di Spagna. Ma quali di questi libri scritti fosser da Cesare, quali da altri, e da chi, udiamolo da Svetonio (c. 56): Lasciò ancora i Commentarii delle cose da se operate, cioè della guerra Gallica e della Civile contro di Pompeo, perciocchè delle guerre d’Alessandria, d’Africa e di Spagna non si sa certo l’autore; alcuni pensano che fosse Oppio, altri Irzio, il quale compiè ancora l ottavo libro della guerra Gallica, che Cesa e lasciò imperfetto. Di questi libri di Cesare niuno ha parlato con maggior elogio di quello che fece Cicerone, il cui giudizio io penso che ognuno seguirà volentieri. Eccone le precise parole (De Cl. Orat. n. 75): Commentarios quosdam scripsit re rum suarum valde quidem, inquam, probandos: nudi enim sunt, recti et venusti, omni ornatu orationis, tanquam veste, detracto; sed dum voluit alios habere parata, unde sumerent, qui vellent scribere historiam, ineptis gratum fortasse fecit. qui volunt illa