Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/493

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444 PARTE TERZA loco colitur in templo Romae. admodum faustus divo Augusto judicatus ab ipso, qui, incipiente eo, apparuit ludis, quos faciebat Veneri Genitrici, non multo post obitum patris Caesaris, in collegio ab eo instituto; namque his verbis id gaudium prodidit: Iis ipsis ludorum meoram diebus sidus crinitum per septem dies in regione coeli, quae sub septemtrionibus est, conspectum. Id oriebatur circa undecimam horam diei, clarumque et omnibus terris conspicuum fuit. Eo sidere significari valgus credidit, Caesaris animam inter Deorum immortalium numina receptam; quo nomine id insigne simulacro capitis ejus, quod mox in foro consecravimus, adjectum est. Anche M. Valerio Messala Corvino, l’amico e il protettor di Tibullo, una voluminosa opera intorno alle famiglie romane avea composta, che è rammentata da Plinio il Vecchio (l. 34, c. 13; l. 35, c. 2). Aggiungasi Trogo Pompeo che scritte avea in quarantaquattro libri le Storie Filippiche, di cui abbiamo il solo compendio fattone da Giustino. Dice egli stesso (l. 43) che i suoi maggiori erano oriundi dalla Gallia Narbonese; ma che suo padre sotto Giulio Cesare avea militato, e che suo avolo in tempo della guerra Sertoriana avea da Pompeo ricevuta la romana cittadinanza. E io spero perciò che gli autori della Storia Letteraria di Francia, che tra’ loro scrittori non senza ragione 1 bau registrato, ci permetteran volentieri che il ponghiam noi pure tra’ nostri. Innoltre L. Fenestella che visse a’ tempi d’Augusto, e morì nel sesto anno di Tiberio, come abbiamo da Plinio, e più