Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/518

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LIBRO TERZO /pRJ non appartiene al mio argomento l’esaminar la dottrina e gli scritti di un greco filosofo, ma solo riferire qual parte avesse Roma nella loro pubblicazione. Or dal già detto parmi che si possa probabilmente raccogliere che noi non avremmo forse gli scritti d’Aristotile, se Silla non gli avesse portati a Roma, e se i Romani col loro ardor nello studio della filosofia non gli avessero fatti celebri e noti al mondo. Così le Opere di questo illustre filosofo a’ Romani debbono la loro conservazione, a’ Greci la dimenticanza in cui giacquero lungamente, e il guasto e l’alterazion che soffersero. IV. Or passando a favellare di color tra’ Romani che la filosofia illustrarono co’ loro scritti, il primo che ci si offre a ragionarne, è Cicerone; e quell’uom medesimo che abbiami già veduto andare innanzi a tutti nell’eloquenza, nella filosofia ancora il vedremo non rimaner addietro di alcuno. Avea egli attentamente ascoltati i più famosi filosofi che allor fossero in Roma, e molti di essi si veggono spesso da lui nominati con somma lode. Fedro e Patrone epicurei (Ep. Fam. l. 13, ep. 1), Diodoto stoico (Acad. Qu. l. 4, n. 36), Antioco accademico (De Cl. Orat. n, 91), Possidonio parimente stoico (Tusc. Qu. l. 2, n. 25 (a), ed (a) Possidonio, natio di Apamea nella Siria, fu uno de’ più dotti filosofi e dei più ingegnosi astronomi che a que’ tempi vivessero in Roma, ove egli ebbe lungamente soggiornato, e ove propagò non poco lo studio della buona filosofia, intorno alle opinioni singolarmente astronomiche di esso veggansi le diligenti osservazioni di M. Bailly (Hist. de L’Astron. Med. t. 1, p. 118, ec.. 164, ec.). IV, Cicerone t uno dei più solleciti ne! coltivarla.