Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/520

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


LIBRO TERZO 4; • illustrare possit, nec delectatione aliqua allicere lectorem, hominis est intemperanter abutentis otio et literis. Itaque suos ipsi libros legunt cum suis, nec quisquam attingit praeter eos, qui eamdem licentiam scribendi sibi permitti volunt Varrone stesso, il dottissimo Varrone che, versato in tutte le scienze, la filosofìa ancora avea co’ suoi scritti illustrata, avealo fatto in maniera, per testimonio del medesimo Tullio (ib.), che avea bensì giovato molto ad eccitarne gli altri allo studio, ma poco ad istruirli: Philosophiam multis locis inchoasti ad impellendum satis, ad edocendum parum. V. Postosi dunque Cicerone alle grande impresa di render latina, per così dire, la greca filosofia, non vi fu parte alcuna che da lui non fosse abbracciata ed illustrata. I principii di tutte le diverse sette nelle quali era allora la flosofia divisa, avea egli diligentemente investigati; e tutti si veggono in varie sue opere spiegati e svolti. Ne’ libri della Natura degl’Iddii , della Divinazione e del Fato noi troviamo quanto intorno alla naturale teologia eransi fin allora pensato da’ più illustri filosofi. Quante utilissime quistioni della morale filosofia veggonsi dottamente da lui trattate ne’ libri singolarmente de’ Fini de’ beni e de’ mali, delle Quistioni Tusculane, delle Leggi e degli U(finii, e ne’ dialoghi della Vecchiezza e della Amicizia , e ne’ Paradossi! Di quella parte ancora di filosofia che allo studio della natura appartiene, benchè Cicerone non abbiala espressamente trattata, pure da varii passi veggiamo quanto attento studio avesse egli fatto. Il secondo libro