Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/576

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a LIBRO TERZO 527 Lenisse prima della metà del settimo secolo, perchè verso questo tempo era in Roma il celebre Asclepiade, di cui or parleremo, il quale a tale stima innalzò l’arte della medicina, che .poscia essa non ebbe più in Roma molestia alcuna. E a questo probabilmente allude Plinio, quando, come sopra si è riferito, dice che per oltre a secent’anni non vi ebbe medici in Roma, non facendo egli conto di Arcagato e degli altri medici che per alcun tempo vi erano stati, ma poi per ordine del senato ne eran partiti; e considerando lo stabilimento della medicina come seguito solo a’ tempi del mentovato Asclepiade, di cui egli altrove parla assai lungamente (l. 26, c. 3). VI. Era questi nativo di Prusa nella Bitinia, e venuto a Roma vi tenne dapprima scuola pubblica di eloquenza. Ma non parendogli di bastevole fondamento una forinola non beo chiara in uno scrittore il cui stile è sovente oscuro ed equivoco, oltre gli errori che tanto sono frequenti ne’ copiatori antichi.

  • < Filialmente non si adduce altro testo di Plinio,

dove usi l’excipere nel senso iuleso dall’Ilanlumo: anzi i passi de’ giuristi non sono chiari abbastanza per assicurarci che tal significato, quale prelendesi, avesse quel verbo presso i Latini. Lascio a voi il decidere qual delle due opinioni sia meglio provata, lo non veggo provata bastantemente quella dell’ Harduino. Bastami che veggiate l’impegno mio perle cose vostre ». io lascio agli eruditi tesarne di queste riflessioni, le quali certo sembrano aver molla lorza; c benché 10 non ci vegga ancora si chiaro die 1111 senta costretto a cambiar sentimento, confesso peri» che la spiegazione del P. Harduino nou ini sembra più cosi certa come una volta pareami.