Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/60

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prefazione alla prima edizione 11

patria l’Italia, madre già e nudrice dell’arti liberali e della letteratura più colta, la quale, come in addietro fiorì per uomini in ogni genere di dottrina chiarissimi, e fu feconda di egregi ingegni, così nel tempo singolarmente in cui nacque il Poliziano, una prodigiosa moltitudine ne produsse, talchè non vi ha parte alcuna del mondo che in una tal lode le sia uguale o somigliante. Il che, benchè sia per se stesso onorevole e glorioso, più ammirabile sembrerà nondimeno a chi consideri la caligine e l’oscurità de’ secoli precedenti, e osservi quanto stento e fatica dovesse costare, e insieme a quanto onore tornasse l’uscire improvvisamente dalla rozzezza e barbarie dell’età trapassate, e il terger felicemente le macchie tutte di cui l’ignoranza già di tanto tempo avea deformata l’Italia„. L’altro è il sig. de Sade, autore delle Memorie per la vita di Francesco Petrarca, stampate colla data d’Amsterdam l’anno 1764, che nella lettera agli eruditi Francesi premessa al primo tomo: “Rendiam giustizia, dice (p. 93), all’Italia, e sfuggiamo il rimprovero che i suoi scrittori ci fanno, di esser troppo invidiosi della sua gloria, e di non voler riconoscere i nostri maestri. Convien confessarlo: a’ Toscani, alla testa de’ quali si dee porre il Petrarca, noi dobbiamo la luce del giorno che or ci risplende: egli ne è stato in certo modo l’aurora. Questa verità è stata riconosciuta da un uomo che tra voi occupa un luogo assai distinto. Egli c’insegna (Voltaire Hist. Univ. t. 2, p. 179)