Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/619

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in. Bililiuteca eli Tirannione. 5;°. ^ PARTS TERZA Lucio Cornelio Silla. il quale l’anno (667 avendo occupata Atene, tra l’immenso bottino che ne raccolse, seco portò ancora la biblioteca di Apellicone 1 eio. Ecco il racconto che ne abbiamo in Plutarco (in Vita Sillae). Riservò a se stesso (Silla) la biblioteca di Apellicone Teio, in cui erano quasi tutti gli scritti.di.Aristotile e di Teofrasto, de’ quali non avevasi ancora comunemente contezza. Questa trasportata a Roma, dicesi che per la maggior parte fosse dal gramatico Tirannione ordinata. Degli scritti di Aristotile, e di ciò che Tirannione fece riguardo ad essi, già si è parlato altrove. Luciano ancora accenna la gran copia di libri che Silla portò seco da Atene, dicendo ad un cotale (Dial. adversus indoc.tum): Se tutti i libri ancora tu avessi, che Silla portò da Atene in Italia, saresti), per avventura più dotto? Qual uso facesse Silla di questi libri, noi nol sappiamo; ma certo nè potè egli usarne molto, avvolto sempre in continue guerre or esterne, ora domestiche, nè egli pensò a renderla giovevole agli altri col farla pubblica. ìli. Non molto dopo vidersi in Roma imitar l’esempio di Silla, e gareggiare in certo modo tra loro nel formare una cop osissima biblioteca due uomini di condizione l’un dall’altro troppo lontani, uno schiavo e uno de’ più splendidi cavalieri romani, cioè il mentovato Tirannione e il famoso Lucullo. Tirannione era nativo di Amisa nel Ponto, e se vogliam credere a Suida (Lexic. ad voc. « Tyrannio »), cliiamavasi prima Teofrasto; ma perchè ne’ prjmi anni frequentando la scuola