Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/635

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PARTE TERZA Libertà; ma questo luogo, aggiugne, alla Libertà consecrato non era luogo per me; nè!.la Dea permise pure ch’io mi ci accostassi. In tal maniera , egli dice , i figliuoli portan la pena della colpa del padre loro, E finalmente conchiude pregando che, poichè le pubbliche biblioteche per lui son chiuse, gli sia lecito almeno ricoverarsi nelle private: Altera templa peto vicino juncta theatro: Haec quoque erant pedibus non adeunda meis. Nec me, quae doctis patuerunt prima libellis , Atria, Libertas tangere passa sua est. In genus auctoris miseri fortuna redundat; Et patimur nati, quam tulit ipse , fugam. Interea quoniam statio mihi publica clausa est, Privato liceat delituisse loco. XIV. Queste private e pubbliche biblioteche che con lodevole emulazione formavansi da molti in Roma, diedero per avventura occasione al celebre architetto Vitruvio di farne menzione ne’ suoi libri d’architettura, e di prescrivere in qual modo e con quali avvertenze esse debbano fabbricarsi. Spero che farò cosa non ingrata a chi legge col recar qui le parole di questo autore, senza però impegnarmi a sostenere la verità della opinione: Bibliothecae, dice egli (l. 6, c. 7), in orientem spectare debent: usus enim matutinum postulat lumen. Item in bibliothecis (cioè quando volgono all’oriente) libri non putrescenti namque in his, quae ad meridiem et occidentein spectant, tineis et humore vitiantur, quod venti humidi advenientes procreant eas et alunt, infundentesque