Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/644

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. LIBRO TERZO 5^5 degli artefici etruschi , poscia de’ greci. E a’ tempi ancora di Cesare e di Augusto veggiamo che greci erano gli scultori in Roma, e greci gli incisori di pietre, tra’ quali celebri si rendettero singolarmente Dioscoride e Solone (V. Winckelmann, t. 2, p. 269, 276, ec.). Ma se i Romani non si degnarono essi medesimi di esercitar quest’arte, non lasciaron perciò di pregiarne e di ricercarne i lavori. Questa gloria ancora si vuole da alcuni togliere a’ Romani; e a provare quanto in ciò fossero rozzi, si arreca il fatto che racconta Velleio Patercolo (l. 1, c. 13), cioè che Lucio Mummio espugnata avendo l’anno 607 Corinto, e raccoltene le statue e le pitture tutte di grandissimo pregio che vi aveva trovate, avvertì seriamente coloro che incaricati erano di trasportarle a Roma, che avvertissero bene a non guastarne, o smarrirne alcuna; poichè altrimenti gli avrebbe costretti a nuovamente rifarle a loro proprie spese. Il qual fatto prova bensì che Mummio più di guerra intendevasi che di queste arti; ma non prova che sì rozzi fossero tutti i Romani. E certo il costante uso tra loro di trasportare a Roma e di conservare i più bei monumenti delle conquistate città, mostra ch’essi ben ne conoscevano il pregio. Così alibi am veduto che fecero nella presa di Bolsena; così fecero pure nella presa di Siracusa, e di tutte le altre città della Grecia e della Sicilia , da cui essi trasportarono a Roma quanto vi ritrovarono di più pregevole (a). (a) Sembra che il celebre Paolo Emi tic volesse di-