Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/80

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che a’ Veneti apparteneva. Nè punto meno onorevole testimonianza rende loro Diodoro Siciliano. I Tirreni, dice egli (l. 5, c. 9), chiamando con questo nome gli Etruschi, benchè altri vogliano che due diversi popoli essi fossero, uniti poi e confusi in un solo, i Tirreni celebri per fortezza e a grande impero saliti, di molte e ricche città furono fondatori. Possenti ancora in armate navali, avendo lungamente signoreggiato il mare, dal lor nome medesimo chiamarono il mar d’Italia. Furono ancora numerosi e forti i loro fanti, ec.; le quali cose da più altri antichi autori vengono confermate.


Fatiche di molti dotti per illustrarne la storia e le antichità. III. Queste testimonianze degli antichi scrittori, ed alcuni monumenti etruschi che verso il fine del xv secolo furono felicemente disotterrati, cominciarono a risvegliare negl’Italiani un nobile desiderio d’internarsi più addentro nella cognizione della storia di questi sì illustri loro antenati; desiderio che in questi ultimi tempi singolarmente tanto vivo si fece ed ardente, che alcuni anni addietro di altro quasi non favellavasi in Italia tra gli eruditi, e singolarmente in Toscana, che di monumenti etruschi, di caratteri etruschi, di lingua etrusca, di sepolcri, di statue, di tazze etrusche. Ne abbiamo una chiara riprova nell’Etruria regale del Dempstero, nelle giunte e ne’ supplementi ad essa fatti dal senator Buonarroti e dal Passeri, nel Museo etrusco e nelle altre opere del proposto Gori, ne’ Saggi dell’Accademia di Cortona, e in tanti altri libri che ad illustrare le antichità etrusche furono pubblicati. Anzi anche le straniere nazioni da un somigliante