Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/16

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VREFAZIOKE XV minor di un sospetto? Non muoiono essi di miseria e di disperazione nelle prigioni, prima che si sia solamente pensato a esaminare se siano innocenti, o colpevoli”? Come mai ha potuto M. Linguet, uomo per altro di sapere e d’ingegno non ordinario, pensare e scriver così? Per difender Tiberio, il cui nome è sempre stato e sarà sempre a tutte l’età e alle nazioni tutte esecrabile, rappresentarci in sì odioso e sì ingiusto aspetto i più saggi governi? ne’ magistrati e ne’ sovrani riconoscere tanti tiranni? e ciò che sarà qualche rara volta avvenuto per quella, dirò così, fatale necessità che anche ne’ più felici Stati talor s’introduce, dipingerlo come indole e costituzion essenziale della sovranità? Ma lasciamo ormai un oggetto così spiacevole, e passiam sotto silenzio altri simili paradossi che questo autore ha sparsi in questa sua opera, di cui è a bramare che non s’imbevano mai nè i sudditi nè i sovrani -, e parlino) brevemente dell’altra accusa che M. Linguet! dà a Tacito e a Svetonio, cioè di avere dipinti con sì neri colori Tiberio , Caligola , Nerone ed altri imperadori romani, per adulare in tal modo gl’imperadori sotto cui essi scrivevano. Che l’adulazione fosse vizio comune agli scrittori di questi tempi, non può negarsi, e ne recheremo noi pure non poche pruove. Che Tacito inoltre abbia voluto talvolta penetrar troppo avanti nell’animo umano, e trovarvi intenzioni e motivi che forse mai non vi furono, si conosce facilmente al leggerne con attenzione la Storia. Ma che per motivo di adulare gl’imperadori viventi abbiano egli e Svetonio fatto un sì odioso carattere de’ trapassati, a chi mai potrà persuaderlo M. Linguet? Se tale fosse stata la loro intenzione, avrebbon essi dovuto dissimulare ciò che que’ principi operaron degno di lode, E nondimeno ci dica M. Linguet donde abbia egli tratte tutte le belle azioni ch’ei ci rammenta di essi, se non da questi scrittori medesimi, cui egli taccia come impudenti calunniatori? Ma più ancora. Con quanti elogi parla Svetonio di Augusto, di Vespasiano, di Tito? Perchè esaltarli tanto, s’ei temeva di oscurar le lodi di Traiano e di Adriano? Perchè descriverci in sì diversa maniera il carattere di questi imperadori? Perchè non dipinger ancor essi in un aspetto somigliante a quel di