Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/17

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x\f PREFAZIONE Tiberio e di ¡Verone? Ma la pubblica fama, si dirà forse, gli avrebbe smentiti. E non poteva ugualmente smentirli in ciò che narran degli altri? Non v’eran molti che avean conosciuti o gli imperadori medesimi trapassati, o quegli almeno che con loro eran vissuti? Finalmente è egli possibile che tutti gli scrittori antichi (se se ne traggon quelli che scrissero a’ tempi di quegl’imperadori medesimi, de’ quali parlano Svetonio e Tacito, e che, come accade, vilmente gli adularono) si siano accordati a darci la stessa idea de’ detti principi? Che non ci sia rimasto alcun libro in cui se ne faccia un carattere diverso da quello che ce ne han lasciato i detti scrittori? Che non ci sia pur rimasta memoria di alcuno che avesse preso a farne l’apologia? È egli possibile che tutti i secoli, che tutte le nazioni si siano accordate e a riporre tra gli ottimi principi un Tito, un Vespasiano, un Traiano, un Antonino, un Marco Aurelio, e a riporre tra’ pessimi un Tiberio, un Caligola, un Claudio, un Nerone, un Domiziano; e che ciò non ostante dobbiam ora cambiar parere, e credere a M. Linguet che questi non furon poi così malvagi, come si è pensato finora? Quando egli ci produrrà qualche antico scrittore che o uguagli o superi l’autorità di Svetonio e di Tacito, noi gliene saremo tenuti, e crederem facilmente che possiamo essere stati fino a questo tempo in errore. Ma finchè egli non ci produce altri argomenti che le traduzioni ch’ei fa de’ passi di questi due scrittori , e i ragionamenti ch‘ egli ci mette innanzi, ei ci permetta che noi seguiamo a valerci di tali autori, e che crediamo a ciò ch’essi ne narrano, secondo le leggi che abbiam poc’anzi stabilite. Il saggio che abbiam recato di questa storia delle Rivoluzioni dell’impero romano basta, s’io non m’inganno , a darne una sufficiente idea, perchè non mi sia qui necessario il continuarne l’esame e la confutazione , e perchè nel decorso di questo volume io non debba trattenermi a ribattere le altre cose ch’egli oppone agli storici antichi. Prima però di abbandonare questo autore, mi par conveniente il non lasciare senza qualche difesa un altro illustre scrittore italiano della medesima età, cioè Plinio il Giovane, a cui pure M. Linguet non teme di opporsi, e ciò cli’ è più, in una cosa