Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/177

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140 Libro

XXVIII. In questa lettera Plinio parla con grandi encomj di questo poeta: Egli era, dice. uomo ingegnoso e sottile; e che nello scrivere molto avea di sale insieme e di fiele, e nulla men di candore. E certo che Marziale avesse dalla natura sortito talento non ordinario alla poesia, e che egli avesse un ingegno di quelle doti fornito, che Plinio in lui riconosce, niuno, io credo, vorrà negarlo. Ma è a cercare se bene o male egli usasse del suo ingegno. Qui ancora ognun giudica secondo il suo gusto; e non vi ha cosa più inutile, quanto il voler persuadere che non merita stima un autore a chi ne ha già formato favorevol giudicio. Io rifletterò solamente che nel secolo xvi, quando a comun parere regnava in Italia il buon gusto, poco conto facevasi di Marziale, a appena giudicavasi degno di venire a paragon con Catullo (11). È celebre f annual sagrilìzio che di (*) 11 giudizio da lue dato delle poesie di Marziale ha eccitato il sig. ab. Tommaso Serrano a prenderne vigorosamente la difesa. Si posson vedere le lettere da lui pubblicate in Ferrara nel 1776, la risposta alla prima di esse fatta dal eh. sig. cav. dementino A anueLli, 1" estratto che della seconda voluminosa lettera dell’ab. Serrano si è dato nel tomo Xll di questo Giornale di Modena, il quale estratto è lavoro dell’ab. Alessandro Znrzi, la cui troppo immatura morte sarà sempre di dolorosa memoria a chiunque ne ha conosciuto 11 raro indegno , le amabili maniere e la singolare onestà de’ costumi, lo non voglio gitlarc il tempo in grazia di Marziale. Ognun giudichi dello stile di esso, come gli sembra meglio, il giudizio ch’io ne ho dato, era ed è tuttora il mio; ma io non posso , nè debbo impedire che altri pensi diversamente.