Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/235

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più del bisogno, talchè ei ne diviene oscuro e digiuno; difetto usato di questo secolo, in cui, come tante volte si è già detto., volevasi dare alle cose una perfezione maggior di quella che lor convenga. Il Panegirico è stato lodato da alcuni come il più perfetto modello di eloquenza a cui sia mai giunto uomo di questa terra. Nello scorso secolo Plinio e Seneca erano i due autori su’ quali credevasi comunemente di dover formare lo stile e il discorso; e io credo che tal paese vi abbia ancora al presente fuori d’Italia, in cui diasi una almen tacita preferenza a Plinio in confronto di Cicerone, ove si tratta di scrivere latinamente. Nè si può negare che il Panegirico di Plinio non abbia sentimenti e pensieri di una forza e di una sublimità ammirabile; ma il voler dare ad ogni cosa un’aria nuova o maravigliosa; il voler far pompa ad ogni passo di acutezza d’ingegno; il voler trovare in ogni oggetto confronti , antitesi, contrapposti, non solo crea oscurità, ma noia ancora a chi legge. Quindi di Plinio si può dire ciò che, come abbiam veduto, di Seneca dicesi da Quintiliano, ch’ei può esser letto con frutto da chi, essendosi già formato sugli eccellenti autori, può sceglierne saggiamente ciò che vi ha di pregevole e degno d1 imitazione, e lasciare in disparte ciò che vi ha di vizioso, Io penso nondimeno che Plinio debba essere antiposto a Seneca; perchè ne’ sentimenti di Plinio si vede comunemente il grande e il vero, benchè guasto spesso da una soverchia affettazion del sublime; ne’ sentimenti di Seneca altro non s’incontra