Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/275

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238 LIBItO su quel di Giulio j che da alcuni si aggiugne al nostro scrittore, da’ secondi sul nome di Anneo; prove perciò troppo deboli, perchè possa quest’opinione dirsi in qualche modo fondata. Non giova dunque il disputare su un punto, su cui non abbiam fondamenti a’ quali appoggiarci (a). L ab. Longchamps, felicissimo nell’immaginare ciò che può dare a’ suoi racconti un’aria di maraviglioso e d’interessante, dice (Tabl. hist., ec. t. 1, pag. 123) che Floro ardì di gareggiare in p poesia colf imperador Adriano j e che questi vendicossene solo con una satira in cui rimproverava a Floro il sudiciume fra cui vivea frequentando le bettole e le taverne. Questo racconto non ha altro fondamento, che ciò che narra Sparziano (Vita. Hadr. p. 155), cioè che Floro poeta scrisse questi versi contro di Adriano: Ego nolo Caesar esse , Ambulare per Britannos, Scythicas pati pruinas: e che Adriano rispondcssegli con questi altri: Ego nolo Florus esse , Ambulare per tabernas, Latitare per popinas, Culices pati rolundos. (a) Anche la città ili Como pretende di entrare in campo per aver I’on *re di essere stala la patria di ]• loro (Ginvio , Gli Uomini HI. Comaschi , p. 067). Se un cognome trovalo in una lapide basi a ad indicar la patria di uno scrittore, noi l’arem di leggieri molte importanti scoperte di questo genere.