Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/355

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318 LIBRO vi trovasse contrasti, e che altre sette sorger sero ad essa opposte. Crina nativo di Marsiglia , venuto a Roma, per rivolgere a sè gli occhi ed acquistarsi la stima (di tutti, usò, come narra Plinio (l. 29, c. 1), di un altro genere d’impostura, cioè dell’astrologia giudiciaria; perciocchè considerando i movimenti celesti, secondo la lor varietà variava i cibi e i rimedi, e a quell’.ore determinate li porgeva agl’infermi, in cui una tal congiunzion di pianeti dovea accadere. È egli possibile che sì rozzi fosser gli uomini che si lasciassero ingannare da sì sciocco artificio? E nondimeno, come lo stesso Plinio afferma, egli con ciò ottenne autorità maggiore di Tessalo, e sì grandi ricchezze, che lasciò morendo dieci milioni di sesterzj, ossia diigentocinquantamila scudi romani, dopo avere spe:*a una somma pressochè uguale nel fabbricare le mura della sua patria e di altre città. Questo a me pare che sia il senso delle parole di Plinio: Centies 11-S. reliquit, muris patriae, maenibusque aliis pene non minori summa exstructis; e non già quello che loro han dato i dotti Maurini nella loro Storia Letteraria di Francia (t. 1, p. 210), cioè ch’egli lasciò morendo per testamento la detta somma, a fine d’innalzare le mura della sua patria. V. Sembra che Tessalo ancor vivesse, quando Crina sen venne a Roma a contrastargli l’impero su’ corpi umani. Perciocchè Plinio così prosegue: Questi due reggevano il destino della vita degli uomini, (quando entrò improvvisamente Carmide, nativo egli pur di Marsiglia;