Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/393

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356 LIBRO quando parimenti davasi a’ piaceri, e alla caccia sin solarmente, non teneva misura. Dolalo di • i 1 voce e di fianco robustissimo, ma senza alcuna grazia di portamento, o di pronuncia. Studiava per lo più dopo cena, e quindi era di color pallido, e di vista debole assai Avea sì felice memoria, che lo scrivere e il fissare in mente una declamazione era per lui una cosa sola, e sì ch’egli scrivea con quell’impeto stesso con cui ragionava. Tali e più altre cose racconta Seneca di questo suo caro amico, com’egli il chiama, della cui famigliare amicizia avea egli sempre goduto dalla fanciullezza fin alla morte. Era egli pure spagnuolo, e forse insieme con Seneca sen venne a Roma. La Cronaca Eusebiana ne fissa la morte, ch’egli spontaneamente si diede annoiato da una ostinata febbre, poco innanzi al principio dell’era cristiana5 nel qual caso converrebbe dire ch’ei morisse in età giovanile, il che da Seneca non si accenna; e parmi perciò probabile che la sua morte debbasi ritardare forse di non pochi anni (*). (*) II sig. ab. Lampillas con molto buoni argomenti combatte (t 2, p. 4SI ciò ch’io avea congetturato, che la Cronaca £ usebiana avesse errato nel fissar la morie ili l’orcio Latrune poco innanzi all’era cristiana, e eh ella accadesse pi obabilmcnle più anni dopo. Io credo ch’egli abbia ragione, e che il torto sia mio. Ma eh’io poi abbia così scritto maliziosamente nffin di rimuovere dal secol d’Augusto uno scrittore spagnuolo, questo è uno degli usati sogni. Che importa a me che Porcio sia vissuto prima, o dopo? Era egli a’ tempi d’Augusto? Dunque uno Spaglinolo co’ suoi difetti concorse a far decadere sin da que’ tempi l’eloqueuza romana. Ecco la conseguenza che nasce dagli