Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/456

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SECONDO 4’9 spagnuolo Gucvara col titolo ili Orologio de’ Principi è una mera finzione. IV. Gli onori e i premii co’ quali Antonino e Marco Aurelio ricompensarono gli uomini dotti de’ loro tempi, sembra che ravvivare dovessero: il fervor de’ Romani nel coltivare le scienze. E ’ nondimeno si poco numero abbiamo d’uomini a questa età celebri per sapere, se se ne traggano i filosofi , e questi ancora per la più parte stranieri. A dir vero, benchè questi due principi a tutti i coltivatori di qualunque genere di letteratura si mostrassero favorevoli e liberali , chiaramente vedevasi nondimeno ch’essi, e Marco Aurelio singolarmente, sopra tutti avean in pregio i filosofi. Quindi non è maraviglia se, abbandonati gli altri studi, i più si volgessero alla filosofia, o almen mostrassero di coltivarla per far cosa grata a’ sovrani. E così avvenne di fatto; poichè accenna Giulio Capitolino (c. 23) che molti al tempo di Marco Aurelio credendo di potere sotto il filosofico pallio nascondere ogni loro delitto, turbavano e sconvolgevano la repubblica, e perciò fu d’uopo all’imperadore di usar diligenza per conoscerli e punirli. Come poi il costume andavasi ognor più corrompendo in Roma, e l’ardor concepito ne’ tempi addietro pel coltivamento degli studi erasi coll’andar del tempo per le ragioni altre volte accennate rattepidito assai, perciò l’impegno di questi due imperadori nel fomentare le scienze non ebbe gran forza se non tra’ Greci, i quali, venendo a Roma singolarmente per farvi pompa del lor sapere , godevano volentieri di sì opportuna occasione per