Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/542

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non ebbero occasion di far pompa del loro sapere nello spiegarle. Diocleziano e Massimiano, il cui impero fu e più lungo e più tranquillo, molte leggi aggiunsero al Corpo della romana giurisprudenza, e queste dovettero risvegliare f impegno nel coltivarne lo studio, e formare i celebri giureconsulti che poi fiorirono sotto il regno di Costantino, e de’ quali avrem noi pure a parlare nei’iv libro.

Capo VIII.

Gramatici.

I. Delle pubbliche scuole, e degli onori e de’ privilegi che da alcuni imperadori di questa età vennero conceduti a’ professori delle scienze, e de’ retori ancora che per eloquenza si renderon famosi, abbiam già favellato, come l’argomento chiedea, neI’I e neI’III capo di questo libro. Qui dunque altro non ci rimane che a trattar de’ gramatici, che a questo tempo medesimo furon più illustri. Il più celebre tra essi è Gellio, il quale, benchè non sappiamo di’ ei tenesse pubblica scuola, per le materie nondimeno ch’egli ha trattate, a questa più che a qualunque altra classe appartiene. Io lascerò che i più minuti e oziosi critici decidano la gran contesa intorno al nome di questo scrittore, cioè se debba dirsi Agellio, o Aulo Gellio. Io penso che questa seconda maniera si debba prescegliere. Ma se altri fosse di contrario parere, io certo non lo sfiderò perciò a i. A qual icmpi vivesse Aulo Gellio.