Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/597

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XI. Sur «jnrTe r. loro faratter*. Ùtio LIBRO TERZO’ X.L Tra le opere da lui composte, celebri sono singolarmente le Divine Istituzioni, nelle quali e combatte le gentilesche superstizioni , e pruova la verità della religion cristiana. Di esse ei fece ancora un Compendio, di cui esiste il celebre codice nella regia biblioteca in Torino (V. Cat. Codd.MSS.Bibl. taur. t. 2, p. 268, cod. 840). Pregevolissimo è ancora il libro delle Morti de’ Persecutori, che per la prima-volta fu pubblicato da Stefano Baluzio. Di esso alcuni vorrebbon credere autore un cotal Lucio Cecilio, e non Lattanzio; ma le lor ragioni non sembran tali a’" più intendenti, che debbano farci dipartire dalla comune opinione (V. Ceillier l. c. p. 406). Nella Cronaca Eusebiana egli vien detto il più erudito uomo dei suoi tempi5 ma insieme si aggiugne ch’egli fu sempre povero per tal maniera, che spesse volte delle stesse cose necessarie era mancante. Di lui parla ancora con molta lode S. Girolamo (De Script, eccles. c. 80), ma insieme osserva che più felice egli fu nel combattere le gentilesche superstizioni, che nel provare la verità della religion cristiana. Lactantìus , die’ egli (rp. 49 ad Paullinum), quasi quidam fluvius eloquentiae Tullianae, utinam tam nostra affirmare potuisset, quam facile aliena destruxit. E in vero parecchi errori in ciò che al dogma appartiene, trovansi in Lattanzio (V. Ceillier l. c.)3 molti però de’ quali sono a lui comuni con altri scrittori sacri di questo tempo medesimo, in cui le cose della religione non avean ancor ricevuto quel lume che poscia da’ generali Concilj e da’ Padri greci e latini de’ susseguenti secoli è stato loro recalo.