Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/103

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\l LIBRO non si può diffinir certamente. Alcuni pensano ch’egli oltrepassasse il centesimo anno, e ne recano in pruova quelle sue parole: Pudet enim dicere, peccatis obnox ’uim centenarii numeri foecunditate provectum (in Psalmo 100). Ma a dir vero, per quanto io abbia più volte letto quel passo, non saprei accertare se queste parole debban intendersi in senso letterale, o in altro senso allegorico. Certamente ei giunse a novantatrè anni di sua vita, come si è dimostrato, e a me pare perciò che l’opinione la più probabile sia quella appunto eli’ è ancora la più comune, cioè ch’egli nato l’anno 479» o 480, morisse l’anno 575 in età di circa novantasei anni. VII. I monaci di Cassiodoro non erano i soli che in tali studj si occupassero. Anche negli altri monasteri era, come abbiamo mostrato nell’epoca precedente, comune l’uso di avere biblioteca; e benchè il lavoro delle mani fosse ai monaci caldamente raccomandato , quello nondimeno dell’esercitarsi nel leggere e nel ricopiare i libri sembra che più di tutti si avesse caro. E di S. Fulgenzo singolarmente raccontasi (Mabill. Ann. bened. t. 1, l. 2, n. 11) che avendo egli due monasteri fondati nell’isola di Sardegna , per tal maniera raccomandava a’ suoi monaci il lavoro e la lettura, che minor amore mostrava per quelli che lavoravan bensì, ma non godevan di leggere; e sommamente amava color che studiavano, benchè non avesser forze per le corporali fatiche. Dal frequente uso di copiar libri ne venne tra’ monaci il nome di antiquario ossia copiatore, che sì spesso