Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/192

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SECONDO I31 J’Italia (ib.); mentre frattanto la carestia e la pestilenza insieme menavano strage grandissima di coloro a cui il furor della guerra avea perdonato. Il breve regno di Clefo, e molto più f interregno di dieci anni che venne dopo, fu pur fatale all1 Italia. Continue furon le guerre or de’ Greci co’ Longobardi, or de’ duchi medesimi longobardi fra loro; il che pure avvenne per quasi tutto il tempo in cui i Longobardi regnarono in Italia. Nè queste erano guerre di cui i combattenti soltanto sentissero il disagio e il danno. L’avanzarsi de’ Longobardi ne’ conquistati paesi, e il recarvi incendj e rovine, era non rare volte una medesima cosa. Le descrizioni e i racconti che ce ne han lasciati gli scrittori di questi tempi, ne sono una troppo evidente ripruova. La feroce nazione de’ Longobardi , dice S. Gregorio il Grande che allor vivea (Dial. l. 3, c. 8), tratta come spada dal fodero da’ lor paesi, contro il nostro capo si volse, e recò sterminio all’uman genere, che a guisa di folta messe era popoloso e frequente: saccheggiate furono le città, spianati i castelli, arse le chiese, distrutti i monasteri d uomini e di donne, desolate le campagne: giacesi abbandonato il terreno senza coltivatore e senza padrone; e le fiere passeggiano or per que’ luoghi che prima erano stanza degli uomini. E di vero se allora quando alcune schiere de’ Longobardi furon chiamate da Narsete in suo aiuto contro de’ Goti, si mostraron esse sì barbare coll’incendiare qualunque fabbrica incoi s’avvenissero, e con mille altre orribili violenze d’ogni maniera, che convenne, come narra