Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/206

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SECONDO V I /J5 avea portata da Roma, talchè i libri nè s’imbrattassero per negligenza, nè si dissipassero. Alcuni tra le cagioni dello smarrimento de’ libri annoverano ancora il soverchio e incauto -zelo, coni’ essi dicono, del pontefice S. Gregorio, da cui pretendono che un gran numero di essi fosse dato alle fiamme; ma noi ci riserbiamo a parlarne nel capo seguente, ove esamineremo tutto ciò che appartiene a questo santo pontefice. XIII- Non è dunque a stupire se grande scarsezza di libri si avesse in Roma e in tutta l’Italia. Egli è vero che i papi aveano cominciato a raccoglier libri ad uso della lor chiesa, imitando, e forse ancor dando l’esempio ad altre chiese, delle quali pure abbiamo altrove veduto che avean la loro biblioteca; e già abbiamo altrove osservato che Ilaro papa negli ultimi anni dell’impero occidentale due biblioteche avea poste nella basilica lateranense. A’ tempi di S. Gregorio ancora eravi la biblioteca della chiesa romana, benchè, come sembra, assai sfornita di libri. Eterio vescovo nelle Gallie aveagli richiesta una copia delle Opere e della Vita di S. Ireneo. Ma il santo pontefice gli risponde (l. 9, ep. 1) che comunque egli avesse usata gran diligenza, non eragli venuto fatto di ritrovarle. Parimenti Eulogio d’Alessandria aveagli scritto, perchè gl’inviasse una copia degli Atti de’ Martiri raccolti da Eusebio di Cesarea. A cui il santo risponde (l. 8, ep. 29) di’ ei non sapeva che da Eusebio si fosse fatta tale raccolta; e che, trattone ciò che delle geste de’ Martiri avea quegli scritto in altre sue Tira boschi, Voi. III. io