Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/211

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l5o LlBltO mandava al Concilio i suoi Legati, uomini di probità e di zelo, e che alla mediocrità della loro scienza supplivano col conservare intatta e pura la tradizion de’ maggiori: perciocchè, dice"egli, come mai è possibile che. presso uomini circondati da ogni parte da’ Barbari, e che sono costretti a procacciarsi ogni giorno stentatamente il vitto, si trovi una perfetta cognizione della Sacra Scrittura , se non serbatisi f edelmente le tradizioni de’ Padri, e le dottrine tramandateci dai nostri apostolici predecessori e da’ generali Concilj? Più patetica ancora è la descrizione che dell’infelice stato dell’Italia fanno nella lor lettera i Padri del Concilio romano: Se vogliamo, dicono essi, aver riguardo alla profana eloquenza, noi crediamo che niuno a’ nostri tempi si possa vantare di essere in essa eccellente. Perciocché il furore di più barbare nazioni agita e sconvolge di continuo queste provincie, or combattendole, or correndole e saccheggiandole. Quindi noi circondati da’ Barbari meniamo una vita piena di sollecitudine e di stento, e colla fatica delle nostre mani dobbiamo procacciarci il vitto, perciocchè i beni, co’ quali si sosteneva la Chiesa, per le molte calamità sono a poco a poco periti: la nostra fede è al presente tutta la nostra sostanza, con cui ci è somma gloria il vivere, e per cui ci è eterno guadagno il morire. Amendue queste lettere si posson vedere presso il cardinale Baronio (Ann. eccl. ad an. 680); e esse ci confermano sempre più ciò che sopra abbiamo affermato della misera condizione in cui trovavasi di questi giorni l’Italia, e del gravissimo danno che ne soffriron le lettere.