Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/210

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SECONDO l4q menzione Anastasio nella Vita di Adriano I, dicendo ch’egli comandò che gli Atti del secondo Concilio Niceno fossero dall’original greco traslatati in latino, e riposti nella sacra biblioteca (ib. p■ 194)- Altre donazioni di libri sacri veggiam fatte ancora ad altre chiese, come da Gregorio cardinale del titolo di S. Clemente, che a’ tempi dello stesso pontefice Zaccheria donò alla sua chiesa alcuni libri della Sacra Scrittura, di che si fa menzione in una lapida antica pubblicata dal Muratori (Antiq. Ital. t. 3, diss 43; p 839), ed altre a tempi più tardi, di cui nelle seguenti epoche avremo a parlare. XIV. Tutte queste biblioteche però dovean essere proporzionate alle circostanze de’ tempi, cioè assai mal fornite di libri; e il sol vedere una lapida innalzata, come a splendido benefattore, ad uno che altro finalmente non avea donato che qualche codice della Sacra Scrittura, ci dà a vedere qual fosse allor la penuria de’ buoni libri. La quale scarsezza congiunta alla mancanza delle pubbliche scuole, ed alle altre calamità delle quali abbiam ragionato , condusse l’Italia a quella funesta ignoranza in cui ella si giacque per lunghissimo tempo. Qual ella fosse, si vedrà troppo chiaramente da ciò che dovrem dire ne’ capi seguenti. Io chiuderò questo capo colf accennare «lue lettere scritte l’anno 680 all’imperadori greci Costantino, Eraclio e Tiberio, una dal pontefice Agatone, l’altra dal Concilio romano in occasione del sesto generale Concilio che in quell’anno medesimo fu celebrato. Nella prima il pontefice scrive agli imperadori , eh egli